Exhibitions
LENTISCE, UNA FRAZIONE, UNA MEMORIA.
Una mostra fotografica impreziosisce l’evento Chiese Aperte organizzato per questa sera, dalle 18 a mezzanotte, da Confartigianato, Confcommercio e Avis Bitonto, con il patrocinio del Comune, nell’ambito del cartellone di eventi estivi Vivere Bitonto.
Nel chiostro del Museo diocesano saranno esposti alcuni scatti dell’artista abruzzese **Joseph Di Lello**, con performance live al pianoforte del maestro Mario Alfieri Fino. La mostra è dedicata alla tradizione dei Serpari di Cocullo, piccolo e suggestivo borgo in provincia de L’Aquila. La devozione per san Domenico, protettore dal morso dei rettili, si intreccia con il rito arcaico dei “serpari”. Si narra che il santo, minacciato di morte, fuggì da Villalago per raggiungere Cocullo. Lasciando il paese frappose tra sé e i suoi aggressori un orso a guardia della strada. A Cocullo si fermò per sette anni, e vi lasciò un suo dente e un ferro di cavallo della sua mula. Per questo la mattina della ricorrenza, i fedeli tirano con i denti una catenella per mantenere i denti in buona salute e poi si mettono in fila per raccogliete la terra benedetta.
La cerimonia, che si tiene il primo maggio di ogni anno, si ripete immutata: prima dell’inizio della processione i “serpari” mostrano ai pellegrini tutti i serpenti catturati durante il mese precedente, facendoli toccare alla folla in modo da contrastare le paure per la natura e il soprannaturale. Una volta incamminatasi sulle spalle di quattro portatori, la statua del santo viene cosparsa dai serpenti e toccata da tutti i fedeli. Le specie raccolte sono in genere la biscia dal collare, il cervone, il saettone e il biacco, tutti non velenosi. Al termine delle festa tutti i serpenti catturati vengono liberati, tornando nel loro ambiente naturale. riassumi
I SERPARI DI COCULLO
Il lavoro nasce dall’osservazione delle persone, dei territori e delle memorie che resistono nei piccoli paesi dell’Appennino. Attraverso una fotografia spontanea, fatta di luce naturale, gesti e sguardi, racconta riti, tradizioni e comunità cercando di restituirne l’autenticità senza interferire con ciò che accade davanti all’obiettivo.
Nel Rito dei Serpari di Cocullo, Di Lello indaga il legame profondo tra fede, uomo e territorio. La sua fotografia si concentra non soltanto sulla dimensione rituale e collettiva della processione, ma anche sui volti, sulle attese e sui gesti che, anno dopo anno, custodiscono una memoria condivisa.
Il suo obbiettivo non cerca di spiegare il rito, ma di attraversarlo, lasciando emergere ciò che continua a renderlo vivo.